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Il pot limit hold’em, nelle fasi avanzate del torneo diventa simile al no limit, i bui sono talmenti alti, infatti, che un raise del pot ti mette all’in. Il torneo inizia già in zona bolla, siamo 88 con 72 premi e chi ha le chips non si fa certo aspettare, io sono in una posizione scomoda, ho gli short a destra e i deep a sinistra, quindi vengo spesso tribettato e non posso far altro che passare le mani intermedie con cui provo a rubare qualche blind. Per fortuna gli short escono e la bolla scoppia rapidamente. Il torneo procede senza colpi di scena, alla fine sono costretto a giocarmi un paio di show down, uno con AK e uno con JJ e non vinco nessuno dei due all in, esco in 51* posizione e passo alla cassa a ritirare 4.000 dollari di consolazione che verrano subito investiti in qualcosa di interessante..
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Non sono un grande estimatore di questi tornei da 1.500 di Hold’em, anche se questo è pot limit, non c’è grossa differenza. Hanno una sola cosa positiva, o esci subito, oppure costruisci uno stack bello al punto di trovarti in un torneo giocabilissimo con pochi giocatori rimasti, visto che si parte con 4.500 chips e bui da 1 ora. A questo torneo siamo 765, ed è più forte di me, sono in un periodo che mi va di giocare bene e gioco concentrato. La fortuna mi paga facendomi vincere i primi colpi, ma appena ho due chips domino il tavolo, al punto da fare diversi player out. Arrivo comodamente al day 2 con 40.000 chips in media visto che a passare siamo in 88, una vera strage!
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Ci ho pensato, il dodicesimo posto nell’Omaha Hi-Low Championship è una mezza delusione. E’ vero che non è il mio main game, è vero che il livello era altissimo, è vero che arrivati a quel punto basta una mano sfortunata per uscire dal torneo. Ma non posso accontentarmi del dodicesimo posto senza essere un minimo amareggiato, arrivare cosi in fondo a un championship è un’occasione troppo ghiotta per non provare a fare di più. Dopo due giorni di gioco ai massimi livelli ero andato vicino ai premi che contano e soprattutto al mio obiettivo, che mi sembra di aver spiegato piu volte, non è economico. Sento di essere in grado di vincere un braccialetto, ci sto andando vicino troppo spesso, prima o poi su queste pagine scirverò che ce l’ho fatta! Nel frattempo mi riposo un paio di giorni, poi si riprende alla grandissima!
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I giochi si fanno interessanti e mi ricordo anche che questo non è un torneo da 1.500 dollari, ma da 10.000. Siamo 22 e in nessuno dei tre tavoli c’è qualcuno che regala chips. L’atmosfera è molto tesa man mano che ci si avvicina al tavolo finale. La giornata parte in maniera molto piatta, non vedo davvero mani con cui entrare in azione come vorrei e mi limito a vedere l’action dei miei avversari che si eliminano a vicenda. Restiamo in due tavoli e mi ritrovo a andare all in con nut low e progetto di nut high, purtroppo però perdo l’high e divido il low, scendo molto nel chip count. Continuo a giocare come meglio posso ma, la dove nei giorni precedenti andava tutto bene, inizia ad andare tutto storto e vedo sempre meno la luce. Siamo 12 quando mi gioco tutto, ma non lego per nessuno dei due pot e sono costretto ad alzarmi. Il premio è davvero una piccola consolazione, ero a un passo dal mio quarto final table WSOP, per ora non so se essere contento per il torneo oppure dispiaciuto.. ci penserò su..
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Il day due inizia con 164 giocatori rimasti, devo dire che non mi era mai capitato di assistere a un torneo che dopo 10 livelli di gioco avesse solo 38 player out. Il risultato di questa anomalia è che la maggior parte della sala era più o meno short stack visto l’avanzare inesorabile dei livelli. Quindi ogni mano che valeva la pena era virtualmente commited fino ad andare all in. Capito in un tavolo dove le mie 77.000 chips sono, a parte uno svedese, lo stack maggiore di gran lunga. E non mi ci vuole molto per fare diversi player out.. facce nuove rimpiono le sedie vuote, sempre stack abbastanza bassi che non riescono a competere e mentre impilo le chips che accumulo il tempo passa e i giocatori in gara diminuiscono. Sono al tavolo con Jason Mercier e di nuovo Eric Buchman, giocatore incontrato al final table di stud. A fine giornata siamo 22 e metto nella busta 535.000 chips, sono secondo nel chip count e sono molto carico per il day 3!
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Il championship di Omaha Hi Low da 10.000 dollari è un evento che sentivo molto. Ho infatti passato gli ultimi mesi a giocare questa modalità sul full tilt allo scopo di migliorarmi e cogliere delle sfumature che sicuramente mi mancavano. Ancora deluso per il secondo posto prendo parte a questo torneo che vede 202 iscritti. Ho un buon tavolo, ma a bui bassi gli spostamenti di chips sono minimi, quindi nei primi livelli galleggio con le 30.000 chips iniziali. Poi vengo spostato e nel secondo tavolo trovo diversi incroci positivi e uno scoop che mi permettono di fare double up, chiudo alla fine del day 1 con 77.000 chips, in 77° posizione, alla sorte, si sa.. non manca l’ironia!
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Dopo il secondo posto nel torneo di stud ho deciso di riposarmi, il prossimo torneo importante che giocherò è il championship di Omaha Hi Low, gioco che mi piace molto. Spero di fare bene perchè non ho ancora ottenuto piazzamenti in questa disciplina su cui mi sono dedicato nei mesi passati. Nella prima parte delle wsop i tornei sono davvero tanti, ce ne sono anche 2 al giorno per diversi giorni consecutivi, quindi sto valutando di giocarne due contemporaneamente.. vediamo cosa esce fuori!
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Ovviamente arrivare secondi è sempre una soddisfazione economica su cui sarebbe sbagliato sputare. Ma ad essere sincero, in questo momento mi curo poco dei soldi. Il mio obiettivo era vincere e ci sono andato davvero, davvero vicino. Ero in grandissimo vantaggio di chips sul mio avversario e siamo andati all in almeno tre volte quando le percentuali vi vedevano favorito. Purtoppo non c’e l’ho fatta e mi spiace molto, questo è stato un’anno davvero importante in cui ho ottenuto grandi risultati e un braccialetto avrebbe messo il sigillo su una stagione davvero indimenticabile.
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E siamo al tavolo finale, è il mio terzo final table wsop dopo quelli ottenuti ottenuti nel 2008, entrambi nella modalità Stud Hi/low. Sembra che lo stud mi porti bene alle world series anche se mi manca ancora una vittoria come si deve. Il tavolo finale è molto tecnico, ci sono diversi pro affermati come Eric Buchman e Eugene Katchalov. Decido di non giocare sulla difensiva e Buchman fa lo stesso, si può dire che giochiamo a tempi alternati quasi tutti i piatti e facciamo tutti i player out mentre Katchalov ci guarda giocare. Alla fine sono io a eliminare Buchman quando siamo in tre. Quindi mi trovo in una situazione di Heads up contro Katchalov di 7 a 1 per me al livello di stack. Partono gli all’in dell’americano e soprattutto nei primi due sono in vantaggio 60-40, purtroppo li perdo tutti e continuo a perdere anche le mani successive. Esco secondo con molta amarezza e delusione, porto a casa 75.000 dollari ma il rammarico di non aver vinto un braccialetto è grande..
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Si riparte sopra average nel torneo di stud da 1.500 dollari. Questa disciplina mi è sempre piaciuta e ultimamente ho avuto modo di giocarla più spesso facendomela piacere ancora di più. Devo dire che il livello è medio alto, ho visto avversari scarsi, ma altri anche molto bravi e ho dovuto tenere il livello di concentrazione alto per non fare stupidi errori. Siamo in 103 a inizio giornata, oggi si gioca per andare in the money, cosa che davvero mi interessa poco, io gioco per il braccialetto, ma pensiamo una cosa alla volta. Inizio a macinare chips, e senza accorgermene ho già raddopiato. Mi cambiano di tavolo, le ore scorrono e verso ora di cena non riesco a vedere in giro per la sala uno stack simile al mio, nemmeno a colpo d’occhio. I tavoli si accorciano, 5, 4, 3, 2.. siamo 12 quando il floorman ci chiama per dirci di tornare al day 3. Conto le chips 232.500. sono chipleader, il secondo è Eric Buchman un noto pro che ne ha 220.000, ho giocato diverse ore con lui e siamo stati conivolti in decine di piatti, domani ci sarà da divertirsi..
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